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Ricordo di Vincenzo Casillo

Quando gli amici di Italmopa mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per ricordare mio padre, in un primo momento, non mi è sembrata una cosa opportuna.

Cosa potrebbe mai dire un figlio su suo padre scomparso, se non esaltarne le sue doti di uomo? Il troppo ed inevitabile mio coinvolgimento, comunque, avrebbe portato ad una sua esaltazione che sarebbe potuta risultare anche monotona e certamente di parte.

Lasciamo a tutti coloro che lo hanno conosciuto questo compito.
Allora ho pensato a mio padre come imprenditore, e come se dovessi parlare di un collega di cui ho avuto grande ammirazione concretizzo su questa rivista alcuni ricordi ed alcuni insegnamenti, che mi hanno guidato finora e che potrebbero essere utili ad altri imprenditori.

Ed è proprio vero che questo uomo è stato per me un collega, ed un socio, dal momento che ho avuto l’onore di entrare in azienda in una calda estate del 1983, quando non ancora diplomato, avevo poco più di 17 anni e lui aveva 44 anni. Da allora abbiamo lavorato insieme per oltre 20 anni.

Abbiamo messo insieme le nostre energie, le nostre competenze, la sua esperienza e il mio impeto giovanile, il suo equilibrio e la mia esuberanza, i suoi silenzi e le mie grida, il suo stile pacato con il mio arrembante.

Con reciproco piacere abbiamo lavorato insieme.

Questo suo dare spazio ai giovani, trasferire loro responsabilità, anche a rischio di mandarli allo sbaraglio, dare loro la possibilità di sbagliare, senza mai infierire nel rimprovero, ha permesso a me, ai miei fratelli, ai miei cugini, ed a tanti altri giovani collaboratori di crescere.

Credo non sia comune trovare nel nostro settore ed, in generale, nelle imprese familiari italiane un imprenditore così disponibile verso le nuove “generazioni”.

Per me e per molti altri questa sua fiducia nei giovani è motivo di gratitudine, ed è meritevole di essere ricordata.

Un altro lascito intellettuale di questo imprenditore è stata la sua grande sensibilità verso l’innovazione, a partire da quando poco più che ventenne costruiva uno dei primi silos in cemento armato del meridione d’Italia, fino al termine della sua carriera, allorquando gli impianti del suo gruppo hanno utilizzato soluzioni tecnologiche innovative.

Ancora, un altro elemento caratterizzante di quest’imprenditore è stato il rispetto e la stima per i suoi concorrenti, che ha permesso alla nostra azienda di crescere senza mai sperare o cavalcare le disavventure altrui, ma collaborando con essi, stringendo il più delle volte alleanze anche di tipo societario o commerciale.

La necessità di unire le forze, di concentrare le aziende, di creare accordi e partnership, è stata una sua costante convinzione e volontà, che dovrebbe essere presa ad esempio.

Grazie alla lungimiranza di questo imprenditore, i miei fratelli ed io siamo cresciuti con la capacità di operare in società, nelle quali vi è la presenza di capitali esterni alla famiglia.

Ciò ha portato ad una netta divisione tra proprietà e gestione e quindi ad un corretto inquadramento gestionale delle aziende.

Questa sua tendenza ad unire uomini, a fondere aziende, ad aggregare volumi, che peraltro va oggi molto di moda in altri settori, dovrebbe essere di esempio proprio nel nostro settore che ha tanto bisogno, proprio in questi tempi, di concentrarsi, per creare società ancora più forti e ricostituire margini di profitto, avviati a diventare negativi.

In ultimo vorrei ricordare il suo grande equilibrio, la sua capacità di rimanere sempre con i piedi per terra e mai demoralizzarsi nei momenti di difficoltà né mai esaltarsi nei momenti propizi.

Questa capacità di filtrare i sentimenti umani, lo portava a saper leggere correttamente i cambiamenti storici di medio lungo periodo e ad arrivare sempre in anticipo alle tappe più importanti.

Potrei dire ancora tanto, ma concludo qui.

Per onorare lo stile di un imprenditore di poche parole, mai banali.

Parole misurate e mai fuori luogo che rimarranno, eterne, nei nostri cuori.

Francesco